Apta diei et loco: The Votive Masses in the Holy Land

Nathan P. Chase

Abstract

Pilgrimage accounts provide an important witness to the intersection of time, space, and ritual within the Christian tradition. This interaction can best be seen in the accounts of pilgrims to the Holy Land. This paper looks at how time and space are ritually constructed in the Holy Land, by tracing the origins and development of the votive Masses used by Western pilgrims at the shrines. Beginning with Egeria’s comment that the rituals at the shrines were «apta diei et loco», this paper then surveys Medieval pilgrimage accounts, and concludes with a description of the votive Masses collected in the Missae votivae in Santuariis Custodiae Terrae sanctae published by the Custodia Terrae Sanctae. It is argued that the rise of the votive Masses in the Holy Land is the result of the prioritization of space over time in the pilgrimage experience. More broadly, this study points to the way that shrines and other material objects that occupy space create a more maximalist ritual experience that enhances the performative nature of the liturgy, diminishing the amount of work required of the ritual.


Sommario

I racconti dei pellegrinaggi forniscono un’importante testimonianza dell’interazione tra tempo, spazio e rito all’interno della tradizione cristiana. Questo rapporto è ancora più visibile nei racconti dei pellegrini in Terra Santa. I suddetti testi mostrano come in questi luoghi tempo e spazio siano ritualmente strutturati, attraverso la ricostruzione delle origini e dello sviluppo delle Messe votive celebrate nei santuari dai pellegrini occidentali. Partendo dall’osservazione di Egeria, secondo cui i rituali dei santuari erano «apta diei loco», si procede poi a esaminare i racconti di pellegrinaggi medievali, concludendo infine con una descrizione delle Messe votive raccolte nella Missae votivae in Santuariis Custodiae Terrae sanctae pubblicata dalla Custodia Terrae Sanctae. Con questo lavoro si sostiene che la diffusione delle Messe votive in Terra Santa sia il risultato della priorità data allo spazio rispetto al tempo nell’esperienza del pellegrinaggio. Più in generale, questo studio indica il modo in cui santuari e altri oggetti materiali che occupano lo spazio possano creare un’esperienza rituale più massimalista che esalti la natura performativa della liturgia, diminuendo la quantità di lavoro richiesta per il rito.

Nathan P. Chase is B.A. in Theology-Philosophy, Boston College; M.A. Liturgical Studies and M.A. Theology-Systematics, Saint John’s School of Theology Seminary; Advanced Masters in Church History, Katholieke Universiteit Leuven; pursuing a Ph.D. Liturgical Studies at the University of Notre Dame.

Editorial
Adnotationes
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Sources